La Ciocia e il Costume

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La ciocia è un antico calzare, dalla forma semplice e primitiva che non avvolge completamente il piede, ma lascia la parte superiore aperta.

È ancorata al piede grazie all'intreccio di stringhe di cuoio che vengono infilate in appositi buchi laterali, che fanno aderire al piede questo "speciale sandalo", rendendolo sicuro e comodo.

Le stringhe di cuoio o "curìuole" vengono avvolte attorno alla gamba fino al ginocchio e poi legate.
È consuetudine, prima di infilarsi le cioce, proteggere il piede con una fascia o pezzuola di tela bianca.

Esse vengono realizzate con pezzi di cuoio, tagliato per l'occorrenza in forma quadrata.
In passato a seconda della disponibilità economica venivano usati, oltre al cuoio, la pelle d'asino, di maiale, oppure di cavallo.

 

Caratteristica principale di questa specie di "zoccolo" del centro Italia, è la parte anteriore, a becco rovesciato, più o meno pronunciato a seconda della zona di provenienza.

 

Tipica della Valle di Comino

Tipica della Valle del Liri e dell'alta Ciociaria

Le origini di questo particolare calzare si perdono nella notte dei tempi, infatti autorevoli studiosi e noti dizionaristi hanno cercato di dare un etimo e determinarne, anche se in modo approssimato, la sua nascita. Una forma simile, già era presente tra gli Etruschi, gli Ernici, nel sud Italia e fra le regioni montuose della Yugoslavia e Grecia difatti, la ciocia è il risultato di diverse trasformazioni. Con Virgilio troviamo le prime citazioni storiche, infatti nel libro VII, dell'Eneide, descrive alcuni guerrieri provenienti dai monti Ernici e dell'Aniene, che portano "un rozzo calzare di cuoio ruvido".




Il significato di ciocia è sconosciuto, a tal ragione riportiamo alcuni nomi a seconda dei dialetti o lingua: ciocia (lazio), chiocca (abruzzo), clocca (campania), sokkos (dal greco), socculus (dal latino).

Questo "sandalo" veniva calzato da un popolo autoctono, forse i Latini, che nei secoli successivi saranno identificati con l'appellativo di Ciociari, e da qui Ciociaria; ormai da molti anni è in disuso ed è un ricordo della gioventù dei nostri nonni.

Si può ancora vederla calzata grazie ai gruppi folcloristici della provincia di Frosinone o nelle rievocazioni storiche o sagre di Paese.